Complice anche il tempo poco clemente decidiamo di fare i turisti veri. Prima tappa è la sala pranzo che era allestita con un abbondantissimo buffet (compreso nel prezzo). La mia colazione (molto simile a quelle degli altri) fu composta da wurstel alla griglia, uova strapazzate, peperonata, formaggio e salumi vari in quantità, pane burro e marmellata, nutella, succo di frutta all’arancia e the caldo aromatizzato alla ciliegia. Con tutta questa leggerezza nello stomaco ci dirigiamo verso la hall dell’albergo dove la gentile signorina che presiede la cassa ci regala una cartina e ci indica degli itinerari turistici.Forti dei consigli che ha ricevuto Cri dal suo collega decidiamo di andare in un fantomatico “castello di Dracula” ricostruito dagli ungheresi (ma non era in Romania? Boh…) anche se i consigli del Gio (collega) finora non avevano riscosso tutto questo successo (diceva che si era girato tutti i ponti di Budapest estasiato dalla loro bellezza, ma in realtà si confondeva con Praga visto che a Budapest l’unico ponte degno di una visita era il ponte dei leoni, il resto erano tutti ponti in ferro e cemento moderni). Deduciamo che il castello in questione è il Palazzo Reale di Buda.Bene, si parte, e a piedi visto che dalla cartina sembra così vicino (solo un paio di chilometri tagliando statali che abbiam scoperto dopo essere sopraelevate e quindi invalicabili…) quando, mentre siamo nel bel mezzo di un parco comincia a piovere. Non avendo nessun riparo sulla testa inizia una corsa forsennata (con tanto di scalone finale) verso una tettoia. Inizia per loro perché a me nemmeno passa per l’anticamera del cervello di correre per non bagnarmi. Il riparo era in realtà l’ingresso per l’ascensore che porta direttamente al castello. Culo! Paghiamo (te pareva), entriamo e dopo un giro di perlustrazione capiamo che questo castello non c’entrava una ceppa con Dracula (che poi mi domando ancora perché uno dovrebbe andare in Ungheria per vedere una cosa rumena… Vai in Romania, no?). Troviamo degli italiani che ci dicono che il castello dove ci troviamo in realtà è un museo. Visto che fuori piove decidiamo di farci sto giro al museo. Carino nulla di che, ma al primo accenno di sole corriamo fuori. Siamo nella piazza dove c’è la fontana di Mattia. Impressionante scena di caccia dove (ovviamente) Fabio si fa ritrarre con questa.
Dopo un po’ però iniziano i primi segni di insofferenza. Iniziano a delinearsi due schieramenti. Chi vuole continuare il classico giro turistico e chi invece vuole a tutti i costi vedere questa diamine di ricostruzione farlocca del finto castello di Dracula (indovinate dov’ero schierato?). A queto giro perdo e quindi son costretto ad andare alla ricerca del castello. Prendiamo la metro (bellissima, 4 o 5 fermate in tutto e di una stabilità tale che sembrava costruita coi mattoncini del jenga) e arriviamo in un grande parco. Noterete che le mie indicazioni riguardo al viaggio sono un po’ vaghe, ma è assolutamente normale visto che fin dall’inizio non sapevamo assolutamente dove eravamo! Da questo parco si scorge un castello. All’unanimità decidiamo che è lui e ci dirigiamo verso quello ma qui succede un imprevisto. LO ZOO! Cri vede l’ingresso dello zoo e non capisce più nulla! Come un bambino inizia a fare i capricci e inizia a formarsi un conflitto interno: meglio il castello di Dracula (sia ben chiaro, lui si aspettava persone impalate e sotterranei lugubri, mica un castello normale) o lo zoo con gli animali strani? Arriviamo ad un compromesso: benchè lo zoo non andasse bene a tutti (io per primo non volevo andarci per motivi etici) decidiamo di fare un giro solo se il tempo fosse migliorato (stava ricominciando a piovere), prima tappa al castello che ci avrebbe riparato dal maltempo. Sulla strada incontriamo la piazza degli eroi che viene snobbata anche se è davvero maestosa per poi tirare dritto verso questa “sola”.
Il castello in realtà non era nemmeno una copia. Era un palazzo, con architettura simile a quella della dimora del conte Vlad e che ospita il museo (bello, forse troppo didattico, tipo elementari) della caccia. Di nuovo al primo spuntare del sole ci tuffiamo fuori e di corsa scappiamo rifugiandoci allo zoo. Questo, devo ammettere, mi è piaciuto. Gli spazi erano molto ampi e il giro non mi è dispiaciuto. Certo, da perfetti ignoranti non abbiamo apprezzato molte cose, come ad esempio il cucciolo di ippopotamo appena nato ed evento mondiale per via della straordinarietà della nascita in cattività. Ma questo l’avremmo scoperto solo poche ore più tardi. Quando abbiamo fatto un incontro particolare…